sabato 7 luglio 2012

Tra Seconda e Terza Repubblica

Si è mai visto un giovane in politica nel nostro Paese? Uno che la faccia davvero, uno che proponga e decida? In Italia, a 40-50 anni si è ancora considerati politicamente degli esordienti. 
Negli Stati Uniti c’è un presidente che, se rieletto, a 55 anni avrà portato a termine il suo secondo mandato. In Gran Bretagna, David Cameron è diventato Primo Ministro a 43 anni; quando ha vinto le sue prime elezioni, Tony Blair di anni ne aveva 44. In Danimarca, addirittura, nel 2011 è stato nominato un Ministro delle Finanze di 26 anni. In Italia gli ultimi tre Presidenti della Repubblica sono stati eletti a 73 anni (Scalfaro), 78 anni (Ciampi) e 80 anni (Napolitano). Lo stesso si può dire degli ultimi tre Premier: Prodi nel 2006 aveva 66 anni, Berlusconi nel 2008 ne aveva 71, Monti si è insediato a 68 anni. L’età media dei suoi Ministri è di 64 anni e il più “giovane” di loro è Patroni Griffi, che ne ha 56. 
Le ultime elezioni amministrative hanno lanciato segnali inquietanti all’attuale classe dirigente, che probabilmente risponderà alla sfida delle elezioni del 2013 sfoggiando un ‘giovanilismo’ che poco o nulla ha davvero a che fare con le reali esigenze, bisogni e aspirazioni di Noi Giovani. 
Basta dare un’occhiata a ciò che offre oggi la piazza. Nel centrodestra, il PDL può sbandierare il più giovane segretario di partito del paese. Ma, oltre ad essere sulla via del commissariamento, il 42enne Angelino Alfano non ha mai avuto – né mai avrà – una vera autonomia politica rispetto a Berlusconi. Il PDL era e resta un partito smaccatamente gerontocratico. 
A sinistra le cose non vanno meglio: Pierluigi Bersani ha 61 anni e la classe dirigente del PD, nonostante i vari cambi di nome del partito, è la stessa da quasi trent’anni. I più ‘giovani’ vengono mandati al Parlamento Europeo, dove ‘si fanno le ossa’ e, soprattutto, non danno troppo fastidio. L’IDV è il partito più conservatore d’Italia, con alla testa un leader di 61 anni e SEL, il partito che dovrebbe rappresentare i progressisti, è guidato da un 53enne che da anni cerca di acquisire uno spessore nazionale senza riuscirci. 
E il nuovo che avanza? Beppe Grillo di anni ne ha 64. Sicuramente gli eletti del Movimento 5 Stelle rappresentano l’offerta politica più ‘giovane’ a disposizione nel nostro Paese, ma si tratta dell’ennesimo movimento generalista, che solo all’apparenza affronta i problemi dell’Italia in modo innovativo. Il Movimento 5 Stelle vuole rappresentare gli interessi di questa o quella comunità locale; Noi Giovani vogliamo invece rappresentare gli interessi di una intera generazione, che oggi è schiacciata dal peso delle scelte sbagliate compiute dalle generazioni precedenti e della mancanza di rappresentanza dei suoi bisogni. 
Così, all’alba di un nuovo terremoto per la politica italiana, mentre la vecchia classe dirigente sventola la bandiera del ‘giovanilismo’ solo perché ‘giovane’ è la nuova parola d’ordine del sistema, Noi Giovani, quelli veri, rischiamo di ritrovarci ancora una volta senza rappresentanza, fuori dal Parlamento e dal governo, privati della possibilità di essere noi stessi in prima persona a prendere le decisioni che segneranno il futuro del Paese. Il nostro futuro, non certamente quello di chi oggi ha 70 anni e pretende di decidere come sarà l’Italia del 2030!

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