Si è mai visto un giovane in politica nel nostro Paese? Uno che la faccia davvero, uno che proponga e decida? In Italia, a 40-50 anni si è ancora considerati politicamente degli esordienti.
Negli
Stati Uniti c’è un presidente che, se rieletto, a 55 anni avrà portato a
termine il suo secondo mandato. In Gran Bretagna, David Cameron è
diventato Primo Ministro a 43 anni; quando ha vinto le sue prime
elezioni, Tony Blair di anni ne aveva 44. In Danimarca, addirittura, nel
2011 è stato nominato un Ministro delle Finanze di 26 anni. In Italia
gli ultimi tre Presidenti della Repubblica sono stati eletti a 73 anni
(Scalfaro), 78 anni (Ciampi) e 80 anni (Napolitano). Lo stesso si può
dire degli ultimi tre Premier: Prodi nel 2006 aveva 66 anni, Berlusconi
nel 2008 ne aveva 71, Monti si è insediato a 68 anni. L’età media dei
suoi Ministri è di 64 anni e il più “giovane” di loro è Patroni Griffi,
che ne ha 56.
Le
ultime elezioni amministrative hanno lanciato segnali inquietanti
all’attuale classe dirigente, che probabilmente risponderà alla sfida
delle elezioni del 2013 sfoggiando un ‘giovanilismo’ che poco o nulla ha
davvero a che fare con le reali esigenze, bisogni e aspirazioni di Noi
Giovani.
Basta
dare un’occhiata a ciò che offre oggi la piazza. Nel centrodestra, il
PDL può sbandierare il più giovane segretario di partito del paese. Ma,
oltre ad essere sulla via del commissariamento, il 42enne Angelino
Alfano non ha mai avuto – né mai avrà – una vera autonomia politica
rispetto a Berlusconi. Il PDL era e resta un partito smaccatamente
gerontocratico.
A
sinistra le cose non vanno meglio: Pierluigi Bersani ha 61 anni e la
classe dirigente del PD, nonostante i vari cambi di nome del partito, è
la stessa da quasi trent’anni. I più ‘giovani’ vengono mandati al
Parlamento Europeo, dove ‘si fanno le ossa’ e, soprattutto, non danno
troppo fastidio. L’IDV è il partito più conservatore d’Italia, con alla
testa un leader di 61 anni e SEL, il partito che dovrebbe rappresentare i
progressisti, è guidato da un 53enne che da anni cerca di acquisire uno
spessore nazionale senza riuscirci.
E
il nuovo che avanza? Beppe Grillo di anni ne ha 64. Sicuramente gli
eletti del Movimento 5 Stelle rappresentano l’offerta politica più
‘giovane’ a disposizione nel nostro Paese, ma si tratta dell’ennesimo
movimento generalista, che solo all’apparenza affronta i problemi
dell’Italia in modo innovativo. Il Movimento 5 Stelle vuole
rappresentare gli interessi di questa o quella comunità locale; Noi
Giovani vogliamo invece rappresentare gli interessi di una intera
generazione, che oggi è schiacciata dal peso delle scelte sbagliate
compiute dalle generazioni precedenti e della mancanza di rappresentanza
dei suoi bisogni.
Così,
all’alba di un nuovo terremoto per la politica italiana, mentre la
vecchia classe dirigente sventola la bandiera del ‘giovanilismo’ solo
perché ‘giovane’ è la nuova parola d’ordine del sistema, Noi Giovani,
quelli veri, rischiamo di ritrovarci ancora una volta senza
rappresentanza, fuori dal Parlamento e dal governo, privati della
possibilità di essere noi stessi in prima persona a prendere le
decisioni che segneranno il futuro del Paese. Il nostro futuro, non
certamente quello di chi oggi ha 70 anni e pretende di decidere come
sarà l’Italia del 2030!
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